PADOVA, 12 - 14 ottobre: Illumino Tronica, la fiera italiana dedicata al “visibile” e alle sue applicazioni
TORINO, 12 ottobre: Smart Building Italia RoadShow --- PADOVA, 14 Ottobre, ore 12:00 - Convegno "Professionisti dell‘impianto le competenze richieste dall‘Europa e dalle norme CEI"

Regione Veneto. Nulla osta paesaggistico impianto fotovoltaico

Una recente sentenza del Tar Veneto stabilisce che la Soprintendenza, per negare l’installazione di un impianto FV, deve motivarne l’incompatibilità con il paesaggio.

In Italia ci troviamo spesso ad effettuare degli interventi architettonici in contesti dal particolare valore, in quelle che sono definite zone vincolate e devono sottostare a severe regole per eventuali trasformazioni.

Quando un impianto fotovoltaico deve essere installato su di un edificio che ricade in zona vincolata, dal punto di vista paesaggistico, ambientale, storico o artistico, è necessario ottenere, prima di effettuare i lavori, un nulla osta preventivo dalla rispettiva Soprintendenza competente.

Questo aspetto normativo genera spesso delle difficoltà attuative quando si va ad operare in contesti protetti, per cui risulta difficile far conciliare la necessità di ricorrere ad energie pulite, provenienti da fonti rinnovabili, con quella di preservare il patrimonio storico ed ambientale e spesso ci si trova di fronte al diniego, da parte della Soprintendenza, dei necessari nulla osta.

E’ recente una interessante sentenza del Tar del Veneto, che potrebbe ridurre in futuro queste difficoltà, poiché stabilisce che, in caso di vincolo paesaggistico, la Soprintendenza, per poter negare il permesso all’installazione, deve dimostrare praticamente l’effettiva incompatibilità dell’impianto con il paesaggio circostante.

Sentenza del Tar Veneto per nulla osta paesaggistico impianto fotovoltaico

Stiamo parlando della sentenza breve del Tar del Veneto (Sez. II) n. 1104 depositata il 13 settembre 2013, e intitolata “Congruenza dei pannelli fotovoltaici con il paesaggio circostante”.

La sentenza nasce come risposta al ricorso presentato da un privato cittadino che aveva deciso di ampliare la propria abitazione avvalendosi delle possibilità offerte dalla legge sul Piano Casa della Regione Veneto.

Tale progetto di ampliamento, consisteva nella sopraelevazione dell’edificio e nella sostituzione del tetto a due falde esistente con un altro avente le medesime caratteristiche.

Su una delle due falde del tetto dovevano essere installati 30 pannelli fotovoltaici e 8 pannelli del solare termicoper la produzione di acqua calda sanitaria per le unità abitative, peraltro in ottemperanza alle normative vigenti che prevedono il ricorso a tali fonti di energia rinnovabile, per poter ottenere l’aumento di cubatura.

L’impianto aveva una dimensione complessiva modesta, di circa 40 metri quadri.

La locale Soprintendenza per i beni paesaggistici ed ambientali, pur concedendo la possibilità di sopraelevare, aveva espresso il diniego all’installazione dei pannelli fotovoltaici perché li aveva ritenuti in contrasto con il paesaggio circostante.

Per la precisione la Soprintendenza si esprimeva in questo modo: gli elementi da installare risulterebbero, in ordine alla posizione, alle dimensioni, alle forme, ai cromatismi, al trattamento superficiale riflettente, estremamente stridenti rispetto all’ambito nel quale si collocano e tali da alterare in modo negativo la visione del contesto paesaggistico circostante.

Il provvedimento di diniego veniva recepito dal Comune di Bardolino, il quale concedeva l’autorizzazione paesaggistica per l’ampliamento, ma accettava la limitazione imposta, non permettendo l’installazione dei moduli fotovoltaici.

Il Tribunale Amministrativo del Veneto ha accolto il ricorso del privato, perché ha ritenuto che il diniego della Soprintendenza, difettasse dal punto di vista delle motivazioni, che risultavano troppo astratte e generiche e non specifiche rispetto all’intervento per il quale si richiedeva il permesso.

In particolare i Giudici Veneti hanno evidenziato che la Soprintendenza non aveva fatto alcun riferimento né alla metratura, né alle caratteristiche dell’impianto e nemmeno aveva indicato dettagliatamente quale fosse l’elemento del paesaggio che risultasse compromesso.

Invece il Tar ha ritenuto che dovesse essere indicato in maniera esplicita il motivo per cui l’impianto fotovoltaico rappresenterebbe un elemento di disturbo.